martedì 18 gennaio 2011

Robbe de gobbi e barbette


Un articolo di Vincenzo Vinciguerra, comunque la pensiate sui fatti e sul personaggio.

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IL PASSATO CHE NON PASSA
http://www.marilenagrill.org/NuoviArticoli/Articoli2010/Il%20passato%20che%20non%20passa.htm


Nell'intervista rilasciata ai giornalisti Andrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato, pubblicata e commentata, nel libro "Piazza Fontana.Noi sapevamo" (edito da Aliberti), il generale Gianadelio Maletti profetizza che la verità su quanto è accaduto in Italia nel dopoguerra, in particolare negli anni Sessanta e Settanta, "un giorno verrà fuori... quando qualcuno morirà" (pp.226-227), e poco prima fra i protagonisti di quegli anni ancora in vita, che la verità la conoscono, aveva fatto riferimento ad un ministro del governo di Silvio Berlusconi in carica dal 2001 al 2006.
Triste sorte,quella di un Paese dove bisogna attendere la morte degli ultimi delinquenti rimasti in vita per conoscere le malefatte di cui sono stati co-protagonisti in passato.
Ma, senza bisogno di attendere la morte di Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, il generale Arnaldo Ferrara, Giorgio Napolitano ed altri oggi ottantenni e novantenni disperatamente attaccati alla vita,e spesso anche alla poltrona, possiamo dire che la verità ormai si conosce ma nessuno vuole trarne le doverose conseguenze.
Se vogliamo che il passato cessi di essere il nostro presente e non condizioni il nostro futuro, esigere che le persone che hanno ricoperto cariche politiche e pubbliche in quegli anni siano allontanati dalla politica e dalle istituzioni, è il primo passo da compiere.
Non si comprende, difatti, quale verità potrà mai essere affermata fino a quando si permetterà a Ignazio La Russa di fare attività politica.
Non servono prove giudiziarie per sapere che Ignazio La Russa è stato fra i protagonisti, come dirigente del Msi di Milano, degli anni di sangue vissuti dal capoluogo lombardo.
Quello che un delinquente da strapazzo, Mauro Addis, chiamava confidenzialmente "Ignazio", ha conosciuto tutti e tutto, ma ovviamente non ha mai detto nulla perchè non può denunciare altri senza autodenunciare se stesso.
L'ex direttore onorario del carcere di Opera, Renato Vallanzasca, in un libro scritto per lui da un giornalista., parlò di un dirigente missino di Milano che pagava la malavita per fare mettere bombe e, senza farne il nome, specificò che in quel momento ricopriva un'alta carica istituzionale: Ignazio La Russa, quando venne pubblicato il libro di Vallanzasca, era vicepresidente della Camera dei deputati.
Serve ricordare le parole dell'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che di La Russa ebbe a dire che nuotava nel brodo dell'eversione nera o, meglio, che era ad essa attiguo.
Quando, quattro cialtroni missini lanciarono bombe a mano su uno sbarramento di polizia, il 12 aprile 1973, uccidendo l'agente di Ps, Antonio Marino, La Russa c'era, ma secondo lui e i magistrati milanesi, dormiva come il suo compare Franco Maria Servello.
Era sveglio, viceversa, il La Russa quando si è recato a rendere omaggio alla salma di Nico Azzi il mancato autore della strage sul treno Torino-Roma del 7 aprile 1973.
Un gesto significativo, perchè Nico Azzi ed i suoi colleghi erano parte integrante di quell' "eversione di Stato" che doveva rafforzare il Msi dei La Russa e dei Servello per farne un partito di governo.
Le Forse armate italiane hanno perduto il loro onore l'8 settembre 1943. Il fatto di avere oggi Ignazio La Russa come ministro della Difesa, prova che non lo hanno mai riscattato.
Gianfranco Fini è giunto alla carica, di presidente della Camera dei deputati. Ha certo dimenticato quando, nel 1979, senza altra motivazione che la provocazione e la ricerca del disordine dispose, nella sua veste di segretario giovanile del Msi, che venisse fatta una manifestazione nel quartiere "rosso" di Centocelle, a Roma. Ci perse la vita un ragazzo, ucciso da un agente di Ps, ma non è una morte che gli è mai pesata sulla coscienza.
Furbo ma non intelligente, Gianfranco Fini si è sempre battuto per proclamare l'innocenza di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro dall'accusa di aver compiuto la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ma, ci ha tenuto a precisare che non ha mai letto gli atti processuali confermando di non aver mai acquisito gli elementi necessari per formarsi un convincimento serio, fondato, sull' innocenza o la colpevolezza dei due stragisti.
E, allora, perchè mai ne proclama l'innocenza? Forse, la risposta si trova nella frase esplicitamente ricattatoria della Mambro: "Noi in galera e loro al governo", dove fra "loro" c'era anche Gianfranco Fini.
Frase che sottolinea come i due componenti dell'italica "famiglia Adams" abbiano vissuto come una profonda ingiustizia la loro condizione di detenuti mentre i loro colleghi di partito stavano ormai al governo, non come fascisti ma in veste di antifascisti.
Certo, Gianfranco Fini ha vissuto dall'alto della sua carica di segretario giovanile del Msi gli anni terribili di Roma, ma come Ignazio La Russa, c'era ma dormiva salvo risvegliarsi per chiedere ed ottenere la scarcerazione dei coniugi Fioravanti.
Con un ministro della Difesa come La Russa e un presidente della Camera dei deputati come Gianfranco Fini, è inutile attendersi che in questo Paese si affermi la verità sul ruolo che il Msi ha ricoperto nella strategia del terrore e del disordine.
Se, poi, come presidente della Repubblica c'è Giorgio Napolitano che, nella sua veste di dirigente nazionale del Pci, avrebbe tanto da raccontare, in sede storica e giudiziaria, su quello che i vertici del Pci hanno conosciuto sulla "guerra a bassa intensità", anche con l'apporto informativo fornito loro dal Kgb sovietico, e invece parla di "ventata di follia", di "fantomatici doppi Stati" ed amenità del genere, è chiaro che il Paese è condannato a non conoscere mai la verità.
In un Paese in cui non esiste più da tempo, un'opposizione politica ma solo un partito unico, ufficialmente frammentato in tanti correnti interne, non resterebbe che concordare con il generale Maletti e attendere la dipartita dei Cossiga, degli Andreotti e dei loro colleghi per ristabilire ed affermare la verità, ma la rassegnazione non fa parte del nostro stile di vita e della nostra personalità.
Continueremo a batterci, nell'attesa della dipartita di costoro, perchè la verità trionfi egualmente e ci liberi dei Fini, dei La Russa, dei tanti come loro che infestano ancora la politica italiana, per assaporare, per la prima volta nella nostra vita, il piacere della libertà.



Vincenzo Vinciguerra, Opera 25 maggio 2010 (Pubblicazione)

sabato 11 dicembre 2010

De rait men èt de rait moment

The Colbert Report riesce sempre a beccare l'uomo giusto da intervistare al momento giusto, come quando fece con Assange in tempi allora già sospetti.

Robbe de gobbi 2

 PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA GUIDO GIANNETTINI GIOVANNI VENTURA FRANCO FREDA GENERALE MALIZIA
Nella foto Guido Giannettini e Franco Freda, archivio fotografico de "l'Untà".

Si può pensare quello che si vuole di Carmine Pecorelli ognuno avrà la sua idea del personaggio; tuttavia è sempre interessante rimediare alcuni vecchi articoli della sua agenzia di notizie (poi rivista) "OP", Osservatorio Politico, che in pratica sfruttava le guerre interne tra i generali del SIFAR (poi SID, poi SISDE-SISMI, oggi AISI-AISE) e tra i vari referenti politici per riuscire ad avere  notizie clamorose in netto aniticipo su qualsiasi altra agenzia di stampa. Si ritiene tra l'altro che Pecorelli tramite il generale Dalla Chiesa, o addirittura Dalla Chiesa tramite Pecorelli, fosse venuto in possesso delle parti mancanti del memoriale Moro.
Seguono tre articoli, magari ne riporterò altri più avanti su altri personaggi, che Pecorelli scrisse su Berlusconi, allora immobiliarista d'assalto; niente di chissà che, ma così...a futura memoria.

Silvio Berlusconi morde e fugge
Silvio Berlusconi, il noto costruttore milanese, è uscito dalle difficoltà finanziarie che da tempo lo angustiavano. Per via dell'equo canone, nessuno voleva più saperne dei suoi appartamenti di lusso. I privati, temendo fisco e Brigate rosse, evitavano accuratamente di mettersi in mostra in superattici con piscine e tennis; gli enti pubblici, per via dell'equo canone, non investono più in appartamenti dai quali non possono ricavare un adeguato reddito. Per fortuna di Berlusconi, è intervenuto Carmelo Conte, un palermitano dalle mille maniglie, che gli ha fatto vendere all'Ordine dei medici appartamenti di Milano 2 per complessivi 33 miliardi. Ma concluso l'affare, Berlusconi s'è eclissato col suo Rivera...senza nemmeno inviare un cesto di rose alla signora Conte, a titolo di ringraziamento.(OP", 12 dicembre 1978)

Berlusconi, un self made man alla Cariplo?
Stupore ed incredulità nel mondo bancario per la candidatura del cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi alla presidenza della Cariplo. Viviamo in tempi modesti e nonostante per le nomine si continui a promettere il primato della competenza, si finisce sempre per mandare alla Consob un Pazzi qualunque. Ma affidare al primo che capita anche lo scettro della Cassa di Rispiarmio delle Provincie Lomnbarde, a Milano sarebbe considerato un affronto. Con tanti imprenditori, con tanti valenti manager su piazza ci si chiede perchè tanta smania di salire sul gradino più alto in un imprenditore che sebbene abbia realizzato utili notevolissimi al suo attivo vanta una sola opera di spicco, il complesso immobiliare Milano 2. Dunque Berlusconi è un candidato senza speranza? Non è detto: controlla il 2,5% delle azioni del "Giornale" di Montanelli e di recente ha dichiarato di voler accentuare la sua presenza nel settore giornalistico. A qualcuno potrebbe venire in mente di premiare il suo impegno politico.
("OP", 30 gennaio 1979)

Silvio Berlusconi, lupo di mare per la Cariplo
Festa grande a Cap d'Antibes il 27 dicembre. Il costruttore milanese, creato cavaliere del lavoro nell'ultima infornata di Leone Giovanni, ha invitato nel suo yacht il fior fiore della stampa lombarda, rappresentata nientemeno che da Nutrizio, Di Bella e Montanelli. Tra caviale sorrisi e champagne, si sarebbe parlato della presidenza della Cariplo e del modo più acconcio per assicurarsi la successione a Giordano dell'Amore, il cui prestigio è stato giudicato troppo scosso dalla vicenda Italcasse.("OP", 13 febbraio 1979)

lunedì 29 novembre 2010

Gocce di uichi su di noi


Dicono che nulla sarà come prima...dicono.
http://cablegate.wikileaks.org/
Visto che ogni tanto se lo magnano, wikileaks trasloca spesso.
Ora qui in Svizzera http://213.251.145.96/
Ma comunque da qui saprete sempre dov'è http://twitter.com/wikileaks

lunedì 22 novembre 2010

Swords & Swords


Mistero afghano

Iendi Iannelli e Stefano Siringo, durante il loro soggiorno in Afghanistan
Sono passati quattro anni da quando Stefano Siringo e Iendi Iannelli sono stati trovati senza vita a Kabul, ma tutto questo tempo non è bastato per stabilire con certezza perché i due giovani cooperanti, di 32 e 26 anni, sono morti. Al punto che, stando a una ricostruzione di quanto accaduto fatta dalla famiglia di Siringo, perfino la data del decesso riportata sul certificato di morte sarebbe sbagliata. «Come giorno della morte si indica il 16 febbraio del 2006, ma noi siamo in grado di dimostrare che Stefano e Iendi sono stati uccisi il giorno prima, tra le 20,15 e le 21,33 del 15 febbraio» spiega Barbara, la sorella di Stefano che insieme al padre Giuseppe chiede da tempo giustizia per il fratello.
«Uccisi» sì, perché Barbara - come spiega in una memoria preparata insieme al legale della famiglia - è convinta che i due ragazzi siano morti dopo che Iannelli, impiegato come responsabile della logistica presso l'Idlo (International Devolopment law organization) avrebbe scoperto un presunto traffico di false fatturazioni tra agenzie Onu operanti in Afghanistan. Uno scenario molto differente da quello ufficiale, che invece vuole Stefano e Iendi morti per overdose dopo aver assunto eroina pura all'89%. Una ricostruzione che appare ancora più assurda se si considera che non si sta parlando di due tossicodipendenti, visto che né Stefano né Iendi avevano mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Ma c'è di più, come spiega l'avvocato Luciano Tonietti, legale della famiglia Siringo: «Fino a oggi la procura ha iscritto e perseguito un reato, morte come conseguenza di altro delitto, che dall'esito delle perizie tossicologiche avrebbe dovuto cedere il posto, in ragione della purezza dell'eroina, a uno degli altri due reati logicamente idonei a giustificare la prosecuzione delle indagini, ovvero l'omicidio volontario o preterintenzionale».


venerdì 12 novembre 2010

The finger in the plague

..."ma Osama è sicuramente vivo, per un altro motivo. Tutti gli uomini di Al Qaeda hanno l'ordine di fare una certa cosa in tutto il mondo nelle 24 ore successive alla morte di Bin Laden, e quella cosa non è accaduta ancora"..."Ma quale cosa?"..."Questo non vi è concesso saperlo."

venerdì 10 settembre 2010

Robbe de gobbi


Da Dagospia.

Ma quale gaffe! Vedendo ieri sera, a un'ora del cazzo (in prima serata il cosiddetto servizio pubblico spara in onda solo pecionerie e sconcerie), la fortissima ed emozionante puntata confezionata da Giovanni Minoli sull'assassinio di Giorgio Ambrosoli, balza evidente la coerenza del pensiero di Giulio Andreotti.


Essì, fa male alle anime belle, ma quel terribile "se l'andava cercando" è terribilmente vero. In breve e in greve, il Gobbo ha fatto capire - e chi sa l'ha capito benissimo - che solo un kamikaze votato al suicidio poteva infilarsi nella guerra tra due "mafie". Potentissime.

Da una parte, la finanza cattolica che faceva capo economicamente a Michele Sindona e politicamente al Divo Andreotti. Dall'altra, la massoneria dei poteri forti internazionali che aveva come suo referente italiano Il presidente di Mediobanca Enrico Cuccia (un tipino potentissimo che poteva permettersi di silurare anche le volontà di Gianni Agnelli: infatti il fratello Umberto fu accantonato per far posto a Cesare Romiti alla guida della Fiat).

I nostri duellanti si conoscevano benissimo essendo nati e cresciuti nella stessa strada di un paesone siculo a pochi kilometri da Messina, Patti. Insieme avevano condiviso gioventù e passione per il quattrino e il potere. Il decollo meneghino per Cuccia arriva dal matrimonio con Idea Nuova Socialista, un bel nome affibbiato dal di lei padre Alberto Beneduce, che fondò durante il fascismo (1933) il carrozzone dell'Iri, Istituto per la Ricostruzione Industriale.

Ecco: l'avvocato Giorgio Ambrosoli, curatore fallimentare della bancarotta di Sindona, non comprese che mettersi in mezzo tra Sindona e Cuccia, era come infilarsi in una sparatoria di picciotti armata di lupara.


La guerra tra massoni bianchi e massoni neri, nel documentario di Minoli, esplode sul finale quando vanno in onda le immagine della deposizione di Cuccia.

A un anno dall'uccisione di Ambrosoli, il presidente di Mediobanca va al processo e, ingobbito come Andreotti, racconta tranquillo, come un pisello nel suo baccello, il suo incontro a New York con il suo ex compagno di giochi Sindona, durante il quale il bancarottiere siculo gli annuncia di voler ammazzare Ambrosoli (vedi l'articolo che segue di Barbacetto).

Ebbene: perché la notizia "criminis" non viene denunciata da Cuccia a qualche Beria di Argentine suo amico in tribunale? Magari la vita di Ambrosoli poteva essere blindata, magari salvata.

Sempre ieri sera, si è appalesata la silhouette massiccia dell'avvocato di Sindona Guzzi per chiarire che il fallimento era semplicemente "coatto" perché le attività erano superiori alle passività e Sindona aveva la possibilità di rifondere il 65 per cento del debito (un fatto ammesso durante il programma da un collaboratore di Ambrosoli). Quindi, i termini per un patteggiamento c'erano tutti. No, lo scopo di Cuccia era la cancellazione di Sindona e la messa in mora del Vaticano.

Quando poi, in uno stralcio di intervista in carcere, Minoli chiede a Sindona del suo ex compare, si sente rispondere così: "Cuccia è il padrone del tribunale di Milano". Ah, ecco: forse ora è più chiaro perché Tangentopoli ebbe il suo epicentro sotto il Duomo anziché nel luogo deputato della politica, Roma, porto delle nebbie...

Risulta che Sindoma temeva l'estradizione dal carcere americano perché era convinto di fare la fine di Pisciotta. Cosa che regolarmente accadde quattro giorno dopo la condonna all'ergastolo.


giovedì 2 settembre 2010

Mejico y nubes, la cara triste de America...

Messico, la verità sulla strage di Tamaulipas: ventimila migranti sequestrati ogni anno.
Riguardo il massacro di 72 migranti nel Tamaulipas, per il quale subito dopo sono stati assassinati sia il magistrato incaricato dell’indagine che il sindaco della città di Hidalgo, il complesso disinformativo mondiale ha voluto far credere che le vittime della strage fossero state reclutate dal narco o si volessero meglio vendere ai cartelli o si fossero (nella migliore delle ipotesi) rifiutate di farsi reclutare come sicari.

di Gennaro Carotenuto

E’ un’interpretazione infondata, calunniosa e razzista che vuole nascondere la verità dello sfruttamento fino all’ultimo centesimo delle vite dei 600.000 migranti che dal centro e sud del Continente ogni anno affrontano l’attraversamento di tutto il Messico. La verità è che tali migranti sono costantemente vittime di estorsioni, vessazioni, stupri, minacce ancor prima di affrontare la traversata del deserto, il muro voluto da George Bush, le ronde dei Minutemen, le leggi razziali di stati come l’Arizona e quant’altro alla ricerca di un lavoro negli Stati Uniti. Per il sacerdote cattolico Alejandro Solalinde i cachucos (“sporchi centroamericani” in gergo) dal momento nel quale lasciano il loro paese “smettono di essere persone e si trasformano in mercanzie, una miniera d’oro sia per le mafie che per le autorità”.

Per la grande stampa i migranti devono essere presentati come manodopera criminale a basso costo disponibile per il narco, scarti della società, indesiderabili, collusi se non organici alle mafie e pertanto senza diritti né dignità umana. Contro di loro saranno ora diretti i droni, gli aerei senza pilota che non fermeranno neanche un grammo di cocaina ma contribuiranno a mettere nelle mani della criminalità i migranti che invece vivono una vera emergenza umanitaria alla quale i governi Obama e Calderón dovrebbero far fronte.

I migranti sono un affare da tre miliardi di dollari l’anno che si spartiscono i cartelli criminali e le polizie corrotte sia negli Stati Uniti che in Messico. Per passare pagano quote comprese tra i 4.000 e i 15.000 dollari. Spesso è solo l’inizio del martirio che dovrebbe condurre al sogno americano già raggiunto (oltre che da una dozzina di milioni di messicani) da un milione di honduregni, due milioni di salvadoregni e tre milioni di guatemaltechi che rimandano indietro alle famiglie una decina di miliardi di dollari l’anno in rimesse.

Per Monsignor Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo di San Cristóbal de las Casas, in Chiapas, almeno i due terzi dei migranti una volta entrati in Messico subiscono rapine o estorsioni e uno su dieci viene stuprato nel corso del viaggio. Circa un quinto viene arrestato e rimandato indietro. E’ un numero in discesa perché a chi intercetta i migranti conviene ben di più spremerli che rimandarli indietro. La situazione è costantemente peggiorata nell’ultimo decennio con la violentissima campagna anti-immigrati che ha portato George Bush alla costruzione del muro alla frontiera tra Stati Uniti e Messico che presto sarà affiancato da un muro gemello alla frontiera tra Messico e Guatemala. Le misure per fermare l’emigrazione, come in altre frontiere tra Sud e Nord del mondo, lungi dal bloccare il traffico di esseri umani, non fanno altro che alzare il prezzo, rendere più lucroso l’affare e ancora più a rischio la vita dei migranti.

Ogni anno, secondo statistiche ufficiali, almeno 20.000 migranti finiscono per essere sequestrati dai cartelli criminali e obbligati, oltre alle normali quote per passare il confine, a pagare riscatti tra i 1.000 e i 5.000 dollari a testa, a ritrovarsi scambiati come pacchi tra i cartelli e all’essere in più casi assassinati come ostaggi per indurre altri a pagare.

Per Jorge Bustamante, relatore speciale della Commissione per i Diritti Umani, il Messico è senza dubbio il paese dove maggiori violazioni dei diritti umani vengono commesse nel Continente nonostante l’infame silenzio dei grandi media sempre pronti a scrivere paginate per processare i governi integrazionisti ma sempre silenti per l’inferno messicano.

Nel 2009 la stessa CNDH ha pubblicato un volume intitolato “Benvenuti nell’inferno dei sequestri” dove si denunciano i maltrattamenti subiti dai migranti centroamericani e si raccolgono innumerevoli testimonianze sul coinvolgimento delle autorità messicane nei sequestri stessi. Vi sono descritte le caratteristiche degli stessi. L’immigrato spesso viene arrestato da poliziotti e venduto ad organizzazioni criminali e tradotto in luoghi isolati proprio come la finca San Fernando dove è avvenuto il massacro di Tamaulipas. Lì iniziano le botte, le vessazioni, gli stupri e le torture vere e proprie. L’obbiettivo è ottenere numeri telefonici di parenti dai quali ottenere riscatti esorbitanti per migranti in genere poverissimi. Chi non può pagare in genere viene assassinato.

E’ nell’atroce contesto dei 20.000 sequestri l’anno che va inserito il massacro di Tamaulipas, 72 migranti, probabilmente impossibilitati a pagare, fucilati come nelle stragi naziste. Ne abbiamo saputo solo perché Freddy Lala, un ragazzo ecuadoriano di 18 anni, è riuscito a sopravvivere camminando per più di 20 km con una pallottola nel collo fino a riuscire a dare l’allarme. O, come al tempo del piano Condor o del genocidio in Guatemala, è stato fatto sopravvivere perché raccontasse e incutesse più terrore. Vittime i migranti, non complici.
http://www.gennarocarotenuto.it/13623-messico-la-verit-sulla-strage-di-tamaulipas-ventimila-migranti-sequestrati-ogni-anno/

lunedì 16 agosto 2010

Chill Uichilics

Julien Assange, l'uomo più indesiderato dal Pentagono USA, e Wikileaks, uno dei più efficienti ed interessanti centri di raccolta di informazioni, tornano con un colpaccio; la pubblicazione di 90.000 report della Difesa statunitense riguardanti l'Afghanistan ed i macelli che si stanno facendo. Sono circa 250.000 pagine di documenti top secret rimediati, almeno così narra la leggenda, tramite un soldato-informatico statunitense. Per ora i report sono stati sbobinati e pubblicati su un sotto-sito di Wikileaks:
http://wardiary.wikileaks.org/

martedì 15 giugno 2010

O Faraone reprise


O Guarracino

I me la ricordo, faceva proprio accussì!
Stavano sulo schifezze! Mannaggia o'patatern uee...
Uno! Due! Vintisette!

o'guarracin ca iev p'mar se scuccava e'marinar
se facette nu bell vestit pareva nu prevet arricchiunito
na parruca a'copp e a'sott e na gonna pe fa a botta
p'i 'ricchin e a scarp o'tacc, se verev'n tutt'e pacc

o'guarracin nu poco ricchione menava a scorcer ind o'cazon
iev rasiann a 'frabichett, sparava bucchini e tirava pugnett
'ngopp o'bar e marucchine ce tenev n'abbaine
ca nun steva mai vacant ogni sera bunghete e banghete

se spusaj Ciccio o'rattuso o 'cchiù 'ngrifo e o'cchiu peluso
bell'e caro ma ncazzuso s'o teneva assai geluso
u sgamai cu Peppe 'o guapp cu na proccol ind'e pacche
"ij t'accic co ribott un a'copp e nat a'sott"

vonn accir o'guarracino, "ue chiamate e'marucchine"
è scuppiat a rivoluzione, acalat'v o'cazone!
arrivarn tutt quant pi caniell e pi 'lifant
Pi trerrot arravutat e pe machin arrubate

ricuttar e malinquent, ciucc, asin e serpient
infermier, polizia, guagliunastr e'miez'a via
mala femmen e carcerat, asiniell arrivutat
i crapett a'cinc cosce, nu rasiero pa paposc

man 'ncul e dind'e zezze, atti di scostumatezze!
guagliuncelli e assorbent, bucchinari senza rient
cap rott 'e butteglie scassate, guagliuncell co culo sfunnat
cane ngrife, asini 'nsisti, e'maronne e'ggesucristi

purtuall, salumier, munacielli assaij rasieri
marinar e camiunisti, pugnettari professionisti
fimminielli e piglianculo, bambenielle po lenzulo
zucculone e vaiass 'e ricchiun cu l'Adidass

delinquenti pe tatuagg, pigliammocc pe furmagg
i cammelli pa cazzimma e i cunigli pa sfaccimma
nanaruott'l, ciuccj e vacche, scarraffun senza pacc
zingarelle e gentemmerda, marucchini cu nient'a perd

gentarella e vasc o'puort, benzinar co pesc' spuorc
parrucchieri rutt'e mazz e na femmena po cazz
e'puttane pe suldate, e'ricchiune nnamurate
na lacert'l pa raggia, purtinar pa merda nfaccia

nu criature cu tre palle, nu cainat co pesce e'cavall
na ncrapata sott'e ngopp e na vecchia ca fa 'a bott
nu scarparo asciut pazzo, salumier cu scolo e'mazz
na puttana sporca e munezz e nu zengar p'i zezze

alla fine e stu casino scumparett o'guarracino
'o truvaron sguarrat rind'o ciesso re surdat
succeretter cos'e pazz, appicciar'n i pelazz
e pcciò 'o fatt è chist e mannaggiaggesucristo!

lunedì 14 giugno 2010

Wanted...vivo o in tv

Julien Assange, fondatore di Wikileaks, a cui quelli del Pentagono vorrebbero oggi fare nu mazz' tant', ospite da Colbert (lui si che li sa trovare ospiti interessanti)

A Mercatello se ride