lunedì 30 gennaio 2012

giovedì 29 dicembre 2011

Dedicato agli scavatori

C418 è il compositore delle musiche di Minecraft, un gioco orribile per chi non c'ha mai giocato, un gioco da passarci la vita per chi l'ha frequentato.

domenica 23 ottobre 2011

Western Banks

"Inside Job" documentario del 2010. Uolstrittari, cocaina e night club...rock & roll.
E tanti falliti.

PS: Non sto qui a mettere il link allo streaming diretto, ma tanto si sa come rimediarlo.

venerdì 21 ottobre 2011

martedì 18 ottobre 2011

Piste

Recentissimo documentario trasmesso dal canale franco-tedesco Arte, di Fabrizio Calvi e Jean-cristophe Klotz. E' in francese.

mercoledì 5 ottobre 2011

martedì 24 maggio 2011

Quo-quo-quà-que-quì

La Privata Repubblica e Piste (che tra l'altro spara un titolone geniale) analizzano il limite della visionarietà umana.
Il confine tra genialità, e palle sudate.
Chi vincerà la sfida tra il robotico santo ed il campanaro beato?

Red is leaving us

Andate subito a leggervi lo tsunami di battute che si sta beccando Red Ronnie sul suo profilo facebook, ci sono delle chicche d'antologia (quasi alla Gianfranco Marziano O' Faraone), uno tsunami di derisione per un Ronnie che, oltre a fare da qualche anno il Klaus Davi della Moratti, s'è imbarcato alla grande in quel tormentone inziato a suon di "Pisapia farà di Milano la nuova zingarissima e mussulmanissima Stalingrado" (o giù di lì).
Bombardato da 80.000 messaggi al giorno sulla bacheca, lo Rosso Ronni ha lasciato perde.
Ma il materiale che viene messo è di gran qualità, da facebookkini subito, tipo:

mercoledì 4 maggio 2011

Pubblicità

Citazio da 610.
Messaggio promozionale

Venerdì serata collettiva dei fratelli del profeta al centro sociale "Pagace er pranzo", via Casal dei Morti 5221. Serata a favore dell'impegno unito e coerente contro tutti i presidi della lotta al sistema da parte dei movimenti giovanili sulle infrastrutture. Cucina biovegan e musica africana dei maori del Bangladesh, con i macrobiotici. Distribuzione gratuita di birra bioorganolettica e dell'opuscolo sulla lotta all'impegno sulla socioresistenza nei lager. Proiezione del corto "Libertà per i fratelli di Magarabaua", di Remo Pannocchia. Concerto di pizzica e ballate scroto-israeliane con i Contaminatio. A chiudere: discoteca afrofinnica del Dj Bobo e musica organica di mantenimento.

sabato 9 aprile 2011

martedì 5 aprile 2011

Gente di bottega

Tanto per leggere un po' di cose diverse dal solito, verosimili o no. Da Napolibera.eu, che ormai lavora solo via email (il sito è fermo a un anno fa).
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FONDI NERI-PCI/PDS: QUANDO MIELI SCONFESSO' "MANI PULITE"....

Gentile napoLibera,
leggiamo oggi su di un quotidiano milanese (non il Corsera) di una vicenda che riguarda un certo "Oak Fund International", domiciliato al Caribe come è d' uopo, E SUL QUALE LA PROCURA DI MILANO, competente per l' indagine, avrebbe APPOSTO IL DIVIETO DI NOMINARNE IL RELATIVO TITOLARE, cioè MASSIMO D' ALEMA: come scoperto dalla famosa security-Telecom di Cipriani e Tavaroli, all' epoca della Telecom di Tronchetti-Provera. Prima cioè che Franco Bernabé von Rotschild, bipartisamente nominato da PRODI E 3MONTI IN TESTA ALLA STESSA TELECOM, secretasse quei fatti egli stesso in persona....Ma cosa c' entra Telecom coi 'fondi neri D' Alema' sui quali le toghe omertose della Procura di Milano hanno apposto il " NO TRESPASSING ! ", "OFF LIMITS", "VERBOTEN" eccetera, manco fosse un segreto militare ?
(voce dal sen fuggita)

NL--- napoLibera ha già argomentato su questi fatti, e tuttavia 'repetita juvant', specie quando è il momento propizio...

lunedì 21 marzo 2011

Kebab for breakfast

Libia. Dalla guerra civile alla guerra del petrolio
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6142&Itemid=9

No alla guerra per il petrolio!Perché è saltato l’equilibrio di potere di Gheddafi? Chi sono “quelli di Bengasi”? Questa è una vera guerra del petrolio, rivelatrice della competizione globale e piena di incognite

di Sergio Cararo (Direttore di Contropiano, Giornale della Rete dei Comunisti)

“E’ una rivolta dei giovani. Sono loro che hanno iniziato la rivoluzione… noi ora la stiamo completando”. In questa breve considerazione che il colonnello Tarek Saad Hussein riferisce al settimanale statunitense “Time” a fine febbraio, è possibile comprendere gran parte del processo che è stato impropriamente definito come “rivoluzione libica” (1)
Il col. Hussein è uno degli alti ufficiali del regime di Gheddafi passato quasi subito con i ribelli di Bengasi. Insieme a lui c’è tutto un settore rilevante dell’apparato statale del regime che ha dato vita allo scontro mortale con Gheddafi per sostituirlo con una nuova leadership. E’ vero, hanno mandato prima avanti i giovani. A Bengasi il 15 febbraio erano stati i giovani e i familiari dei prigionieri politici della rivolta del 2006 nella capitale della Cirenaica ad essere scesi in piazza davanti al commissariato dentro cui era stato rinchiuso l’avvocato Ferhi Tarbel, difensore degli arrestati nella rivolta di cinque anni prima. La manifestazione del 15 febbraio era stata repressa duramente – come purtroppo è la norma in Libia e in tutti i paesi del Medio Oriente. Due giorni dopo, una nuova manifestazione, vedeva però i manifestanti, già armati, passare subito all’escalation sul piano militare contro i poliziotti del regime di Gheddafi (2)
Una tempistica rapidissima e bruciante che non ha avuto neanche il tempo di manifestarsi come rivolta popolare di piazza per diventare subito una guerra civile. E’ vero, hanno iniziato i giovani, esattamente come avevano fatto i loro coetanei in Tunisia, Egitto, Algeria o – in tempi e modi diversi – nelle strade di Roma o nelle banlieues francesi. Avevano tutte le ragioni per farlo, anche nella Libia di Gheddafi. Ma dietro i giovani libici, hanno preso subito la situazione in mano – piegandola ai loro interessi - gli uomini del vecchio apparato di regime in rotta con il leader e ansiosi di ridefinire gli equilibri interni sconvolti dalla crisi finanziaria del 2008/2009 e dalle misure “liberiste ma non liberali” introdotte da Gheddafi nel 2003.
La brusca e feroce escalation militare nella brevissima rivolta popolare libica, ci ha convinti che quella avviatasi era piuttosto una guerra civile e per alcuni aspetti con tutte le caratteristiche di una “guerra di secessione” come avvenuto negli anni Novanta in Jugoslavia o più recentemente in Sudan. Una guerra civile ed una possibile secessione della Libia alla quale non sono certo estranei gli interessi delle potenze europee e degli USA sul petrolio e il gas libico.
Su questa valutazione abbiamo introdotto una prima chiave di lettura sulla crisi in Libia che ci ha portato molti consensi ma anche numerose critiche in molti ambiti della sinistra, persino di quella più radicale.
Con il brutale e consueto intervento militare, con i bombardamenti sulla Libia da parte di Francia, USA, Gran Bretagna ed altre potenze della NATO, la discussione potrebbe dirsi conclusa attraverso la realtà dei fatti. I fatti spiegano la realtà meglio di mille opinioni. Eppure riteniamo che questa vicenda della Libia debba e possa prestarsi ad un lavoro di chiarezza, informazione, formazione di un punto di vista critico e rivoluzionario della realtà, che stenta enormemente a farsi strada tra tante soggettività della sinistra e degli stessi attivisti dei movimenti No war.

Perché è saltato l’equilibrio su cui si reggeva il potere di Gheddafi?

Uno splendido articolo del direttore del giornale arabo Al Quds Al Arabi, segnala la preoccupazione per uno scenario che spiani la strada a quello che l’autore definisce il “Chalabi libico”. Abd al Bari Atwan, direttore palestinese di questo autorevolissimo giornale in lingua araba, descrive perfettamente la trappola dentro cui Gheddafi è caduto – volontariamente – per mano dei suoi nuovi amici occidentali, i quali, secondo Atwan, “hanno utilizzato con il colonnello libico lo stesso scenario che avevano utilizzato con il presidente iracheno Saddam Hussein, con alcune necessarie modifiche che sono il risultato delle mutate condizioni e della differente personalità di Gheddafi”. Il colonnello si è disperato perché i suoi nuovi amici occidentali non lo hanno aiutato mentre i ribelli di Bengasi lo stavano accerchiando. Se l’alleanza occidentale era stata costretta a sbarazzarsi di Mubarak, afferma Atwan, perché mai sarebbe dovuta intervenire a salvare Gheddafi? L’illusione del leader libico derivava dalle concessioni fatte a USA e Gran Bretagna nel 2000 e che nel 2003 lohanno portato fuori dalla lista nera dei “rogues states” e quindi lontano dai bersagli della guerra infinita scatenata dall’amministrazione Bush nel 2001.

“Washington e Londra hanno utilizzato l’esca della “normalizzazione” e della riabilitazione del regime libico,...