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lunedì 22 novembre 2010

Swords & Swords


Mistero afghano

Iendi Iannelli e Stefano Siringo, durante il loro soggiorno in Afghanistan
Sono passati quattro anni da quando Stefano Siringo e Iendi Iannelli sono stati trovati senza vita a Kabul, ma tutto questo tempo non è bastato per stabilire con certezza perché i due giovani cooperanti, di 32 e 26 anni, sono morti. Al punto che, stando a una ricostruzione di quanto accaduto fatta dalla famiglia di Siringo, perfino la data del decesso riportata sul certificato di morte sarebbe sbagliata. «Come giorno della morte si indica il 16 febbraio del 2006, ma noi siamo in grado di dimostrare che Stefano e Iendi sono stati uccisi il giorno prima, tra le 20,15 e le 21,33 del 15 febbraio» spiega Barbara, la sorella di Stefano che insieme al padre Giuseppe chiede da tempo giustizia per il fratello.
«Uccisi» sì, perché Barbara - come spiega in una memoria preparata insieme al legale della famiglia - è convinta che i due ragazzi siano morti dopo che Iannelli, impiegato come responsabile della logistica presso l'Idlo (International Devolopment law organization) avrebbe scoperto un presunto traffico di false fatturazioni tra agenzie Onu operanti in Afghanistan. Uno scenario molto differente da quello ufficiale, che invece vuole Stefano e Iendi morti per overdose dopo aver assunto eroina pura all'89%. Una ricostruzione che appare ancora più assurda se si considera che non si sta parlando di due tossicodipendenti, visto che né Stefano né Iendi avevano mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Ma c'è di più, come spiega l'avvocato Luciano Tonietti, legale della famiglia Siringo: «Fino a oggi la procura ha iscritto e perseguito un reato, morte come conseguenza di altro delitto, che dall'esito delle perizie tossicologiche avrebbe dovuto cedere il posto, in ragione della purezza dell'eroina, a uno degli altri due reati logicamente idonei a giustificare la prosecuzione delle indagini, ovvero l'omicidio volontario o preterintenzionale».