Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post

martedì 24 maggio 2011

Red is leaving us

Andate subito a leggervi lo tsunami di battute che si sta beccando Red Ronnie sul suo profilo facebook, ci sono delle chicche d'antologia (quasi alla Gianfranco Marziano O' Faraone), uno tsunami di derisione per un Ronnie che, oltre a fare da qualche anno il Klaus Davi della Moratti, s'è imbarcato alla grande in quel tormentone inziato a suon di "Pisapia farà di Milano la nuova zingarissima e mussulmanissima Stalingrado" (o giù di lì).
Bombardato da 80.000 messaggi al giorno sulla bacheca, lo Rosso Ronni ha lasciato perde.
Ma il materiale che viene messo è di gran qualità, da facebookkini subito, tipo:

martedì 18 gennaio 2011

Robbe de gobbi e barbette


Un articolo di Vincenzo Vinciguerra, comunque la pensiate sui fatti e sul personaggio.

--------------------------------------------------------------------------------

IL PASSATO CHE NON PASSA
http://www.marilenagrill.org/NuoviArticoli/Articoli2010/Il%20passato%20che%20non%20passa.htm


Nell'intervista rilasciata ai giornalisti Andrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato, pubblicata e commentata, nel libro "Piazza Fontana.Noi sapevamo" (edito da Aliberti), il generale Gianadelio Maletti profetizza che la verità su quanto è accaduto in Italia nel dopoguerra, in particolare negli anni Sessanta e Settanta, "un giorno verrà fuori... quando qualcuno morirà" (pp.226-227), e poco prima fra i protagonisti di quegli anni ancora in vita, che la verità la conoscono, aveva fatto riferimento ad un ministro del governo di Silvio Berlusconi in carica dal 2001 al 2006.
Triste sorte,quella di un Paese dove bisogna attendere la morte degli ultimi delinquenti rimasti in vita per conoscere le malefatte di cui sono stati co-protagonisti in passato.
Ma, senza bisogno di attendere la morte di Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, il generale Arnaldo Ferrara, Giorgio Napolitano ed altri oggi ottantenni e novantenni disperatamente attaccati alla vita,e spesso anche alla poltrona, possiamo dire che la verità ormai si conosce ma nessuno vuole trarne le doverose conseguenze.
Se vogliamo che il passato cessi di essere il nostro presente e non condizioni il nostro futuro, esigere che le persone che hanno ricoperto cariche politiche e pubbliche in quegli anni siano allontanati dalla politica e dalle istituzioni, è il primo passo da compiere.
Non si comprende, difatti, quale verità potrà mai essere affermata fino a quando si permetterà a Ignazio La Russa di fare attività politica.
Non servono prove giudiziarie per sapere che Ignazio La Russa è stato fra i protagonisti, come dirigente del Msi di Milano, degli anni di sangue vissuti dal capoluogo lombardo.
Quello che un delinquente da strapazzo, Mauro Addis, chiamava confidenzialmente "Ignazio", ha conosciuto tutti e tutto, ma ovviamente non ha mai detto nulla perchè non può denunciare altri senza autodenunciare se stesso.
L'ex direttore onorario del carcere di Opera, Renato Vallanzasca, in un libro scritto per lui da un giornalista., parlò di un dirigente missino di Milano che pagava la malavita per fare mettere bombe e, senza farne il nome, specificò che in quel momento ricopriva un'alta carica istituzionale: Ignazio La Russa, quando venne pubblicato il libro di Vallanzasca, era vicepresidente della Camera dei deputati.
Serve ricordare le parole dell'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che di La Russa ebbe a dire che nuotava nel brodo dell'eversione nera o, meglio, che era ad essa attiguo.
Quando, quattro cialtroni missini lanciarono bombe a mano su uno sbarramento di polizia, il 12 aprile 1973, uccidendo l'agente di Ps, Antonio Marino, La Russa c'era, ma secondo lui e i magistrati milanesi, dormiva come il suo compare Franco Maria Servello.
Era sveglio, viceversa, il La Russa quando si è recato a rendere omaggio alla salma di Nico Azzi il mancato autore della strage sul treno Torino-Roma del 7 aprile 1973.
Un gesto significativo, perchè Nico Azzi ed i suoi colleghi erano parte integrante di quell' "eversione di Stato" che doveva rafforzare il Msi dei La Russa e dei Servello per farne un partito di governo.
Le Forse armate italiane hanno perduto il loro onore l'8 settembre 1943. Il fatto di avere oggi Ignazio La Russa come ministro della Difesa, prova che non lo hanno mai riscattato.
Gianfranco Fini è giunto alla carica, di presidente della Camera dei deputati. Ha certo dimenticato quando, nel 1979, senza altra motivazione che la provocazione e la ricerca del disordine dispose, nella sua veste di segretario giovanile del Msi, che venisse fatta una manifestazione nel quartiere "rosso" di Centocelle, a Roma. Ci perse la vita un ragazzo, ucciso da un agente di Ps, ma non è una morte che gli è mai pesata sulla coscienza.
Furbo ma non intelligente, Gianfranco Fini si è sempre battuto per proclamare l'innocenza di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro dall'accusa di aver compiuto la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ma, ci ha tenuto a precisare che non ha mai letto gli atti processuali confermando di non aver mai acquisito gli elementi necessari per formarsi un convincimento serio, fondato, sull' innocenza o la colpevolezza dei due stragisti.
E, allora, perchè mai ne proclama l'innocenza? Forse, la risposta si trova nella frase esplicitamente ricattatoria della Mambro: "Noi in galera e loro al governo", dove fra "loro" c'era anche Gianfranco Fini.
Frase che sottolinea come i due componenti dell'italica "famiglia Adams" abbiano vissuto come una profonda ingiustizia la loro condizione di detenuti mentre i loro colleghi di partito stavano ormai al governo, non come fascisti ma in veste di antifascisti.
Certo, Gianfranco Fini ha vissuto dall'alto della sua carica di segretario giovanile del Msi gli anni terribili di Roma, ma come Ignazio La Russa, c'era ma dormiva salvo risvegliarsi per chiedere ed ottenere la scarcerazione dei coniugi Fioravanti.
Con un ministro della Difesa come La Russa e un presidente della Camera dei deputati come Gianfranco Fini, è inutile attendersi che in questo Paese si affermi la verità sul ruolo che il Msi ha ricoperto nella strategia del terrore e del disordine.
Se, poi, come presidente della Repubblica c'è Giorgio Napolitano che, nella sua veste di dirigente nazionale del Pci, avrebbe tanto da raccontare, in sede storica e giudiziaria, su quello che i vertici del Pci hanno conosciuto sulla "guerra a bassa intensità", anche con l'apporto informativo fornito loro dal Kgb sovietico, e invece parla di "ventata di follia", di "fantomatici doppi Stati" ed amenità del genere, è chiaro che il Paese è condannato a non conoscere mai la verità.
In un Paese in cui non esiste più da tempo, un'opposizione politica ma solo un partito unico, ufficialmente frammentato in tanti correnti interne, non resterebbe che concordare con il generale Maletti e attendere la dipartita dei Cossiga, degli Andreotti e dei loro colleghi per ristabilire ed affermare la verità, ma la rassegnazione non fa parte del nostro stile di vita e della nostra personalità.
Continueremo a batterci, nell'attesa della dipartita di costoro, perchè la verità trionfi egualmente e ci liberi dei Fini, dei La Russa, dei tanti come loro che infestano ancora la politica italiana, per assaporare, per la prima volta nella nostra vita, il piacere della libertà.



Vincenzo Vinciguerra, Opera 25 maggio 2010 (Pubblicazione)

sabato 11 dicembre 2010

Robbe de gobbi 2

 PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA GUIDO GIANNETTINI GIOVANNI VENTURA FRANCO FREDA GENERALE MALIZIA
Nella foto Guido Giannettini e Franco Freda, archivio fotografico de "l'Untà".

Si può pensare quello che si vuole di Carmine Pecorelli ognuno avrà la sua idea del personaggio; tuttavia è sempre interessante rimediare alcuni vecchi articoli della sua agenzia di notizie (poi rivista) "OP", Osservatorio Politico, che in pratica sfruttava le guerre interne tra i generali del SIFAR (poi SID, poi SISDE-SISMI, oggi AISI-AISE) e tra i vari referenti politici per riuscire ad avere  notizie clamorose in netto aniticipo su qualsiasi altra agenzia di stampa. Si ritiene tra l'altro che Pecorelli tramite il generale Dalla Chiesa, o addirittura Dalla Chiesa tramite Pecorelli, fosse venuto in possesso delle parti mancanti del memoriale Moro.
Seguono tre articoli, magari ne riporterò altri più avanti su altri personaggi, che Pecorelli scrisse su Berlusconi, allora immobiliarista d'assalto; niente di chissà che, ma così...a futura memoria.

Silvio Berlusconi morde e fugge
Silvio Berlusconi, il noto costruttore milanese, è uscito dalle difficoltà finanziarie che da tempo lo angustiavano. Per via dell'equo canone, nessuno voleva più saperne dei suoi appartamenti di lusso. I privati, temendo fisco e Brigate rosse, evitavano accuratamente di mettersi in mostra in superattici con piscine e tennis; gli enti pubblici, per via dell'equo canone, non investono più in appartamenti dai quali non possono ricavare un adeguato reddito. Per fortuna di Berlusconi, è intervenuto Carmelo Conte, un palermitano dalle mille maniglie, che gli ha fatto vendere all'Ordine dei medici appartamenti di Milano 2 per complessivi 33 miliardi. Ma concluso l'affare, Berlusconi s'è eclissato col suo Rivera...senza nemmeno inviare un cesto di rose alla signora Conte, a titolo di ringraziamento.(OP", 12 dicembre 1978)

Berlusconi, un self made man alla Cariplo?
Stupore ed incredulità nel mondo bancario per la candidatura del cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi alla presidenza della Cariplo. Viviamo in tempi modesti e nonostante per le nomine si continui a promettere il primato della competenza, si finisce sempre per mandare alla Consob un Pazzi qualunque. Ma affidare al primo che capita anche lo scettro della Cassa di Rispiarmio delle Provincie Lomnbarde, a Milano sarebbe considerato un affronto. Con tanti imprenditori, con tanti valenti manager su piazza ci si chiede perchè tanta smania di salire sul gradino più alto in un imprenditore che sebbene abbia realizzato utili notevolissimi al suo attivo vanta una sola opera di spicco, il complesso immobiliare Milano 2. Dunque Berlusconi è un candidato senza speranza? Non è detto: controlla il 2,5% delle azioni del "Giornale" di Montanelli e di recente ha dichiarato di voler accentuare la sua presenza nel settore giornalistico. A qualcuno potrebbe venire in mente di premiare il suo impegno politico.
("OP", 30 gennaio 1979)

Silvio Berlusconi, lupo di mare per la Cariplo
Festa grande a Cap d'Antibes il 27 dicembre. Il costruttore milanese, creato cavaliere del lavoro nell'ultima infornata di Leone Giovanni, ha invitato nel suo yacht il fior fiore della stampa lombarda, rappresentata nientemeno che da Nutrizio, Di Bella e Montanelli. Tra caviale sorrisi e champagne, si sarebbe parlato della presidenza della Cariplo e del modo più acconcio per assicurarsi la successione a Giordano dell'Amore, il cui prestigio è stato giudicato troppo scosso dalla vicenda Italcasse.("OP", 13 febbraio 1979)

lunedì 29 novembre 2010

Gocce di uichi su di noi


Dicono che nulla sarà come prima...dicono.
http://cablegate.wikileaks.org/
Visto che ogni tanto se lo magnano, wikileaks trasloca spesso.
Ora qui in Svizzera http://213.251.145.96/
Ma comunque da qui saprete sempre dov'è http://twitter.com/wikileaks

martedì 4 maggio 2010